La preghiera in America deve diventare rito “civile” per essere legittima
Il consiglio comunale di Greece, cittadina dello stato di New York, potrà legittimamente continuare ad aprire le sedute con una breve “preghiera legislativa” guidata da un cappellano, come avviene regolarmente dal 1999. La Corte suprema ha stabilito che la pratica non intacca la separazione fra stato e chiesa sancita dal Primo emendamento alla Costituzione, e che i sacerdoti incaricati della liturgia siano prevalentemente cristiani, con ampia rotazione confessionale, va detto, comunque non lede i diritti delle minoranze religiose o degli atei. Leggi anche Matzuzzi L’uomo di Bergoglio risponde a tono al plotone d’esecuzione Onu. Basterà?
15 AGO 20

Il consiglio comunale di Greece, cittadina dello stato di New York, potrà legittimamente continuare ad aprire le sedute con una breve “preghiera legislativa” guidata da un cappellano, come avviene regolarmente dal 1999. La Corte suprema ha stabilito che la pratica non intacca la separazione fra stato e chiesa sancita dal Primo emendamento alla Costituzione, e che i sacerdoti incaricati della liturgia siano prevalentemente cristiani, con ampia rotazione confessionale, va detto, comunque non lede i diritti delle minoranze religiose o degli atei. Il caso di Greece contiene al suo interno tutti i motivi di tensione fra secolarizzazione e appartenenza religiosa, conflitto esacerbato dalla battaglia di Obama per imporre la copertura assicurativa dei contraccettivi prevista dalla riforma sanitaria anche alle istituzioni religiose, con la sola eccezione dei luoghi di culto.
La tendenza dominante non impone la negazione giacobina o la censura coatta della religione e dei suoi simboli dallo spazio pubblico, ma suggerisce di privatizzare la fede, di marginalizzarla dalla vita sociale, di renderla docile e inoffensiva. In questo senso gli avversari della Casa Bianca vedono la sentenza di Greece, arrivata grazie alla presa di posizione compatta dei cinque giudici conservatori, come una vittoria squillante del principio di legittimità del discorso religioso nella vita pubblica. Il Becket Fund for Religious Liberty, associazione che rappresenta i contestatori dei dettami dell’Obamacare, esulta: “Non soltanto la Corte ha confermato la pratica, in vigore da secoli, della preghiera legislativa, ma ha anche cominciato a riportare l’intera legge della separazione fra stato e chiesa nel solido fondamento della Costituzione”, ha scritto, descrivendo come punto di forza quella che è anche la massima debolezza della sentenza. Nelle motivazioni, scritte dal giudice Anthony Kennedy, brilla un’ambivalenza irriducibile nel rapporto fra sacro e profano, divino e civile, che è inscritta nel cuore di un paese dove Dio è tranquillamente ammesso nel discorso pubblico e nel sistema di simboli, ma a certe condizioni. Il problema è esattamente capire quali sono queste condizioni.
[**Video_box_2**]Per rendere compatibile la preghiera tendenzialmente cristiana di Greece con la Costituzione, Kennedy ha dovuto far leva sugli argomenti della tradizione e del carattere “cerimoniale” della preghiera. Dai Padri fondatori in poi l’America, cresciuta nell’orizzonte cristiano, ha sempre riconosciuto un’autorità divina nella quale, fra l’altro, la maggioranza dei cittadini crede pure, quindi la preghiera prima del consiglio comunale può essere vista come un omaggio alla storia, il riconoscimento di un’origine comune che, piaccia o no, è legata al cristianesimo. Ma il carattere cerimoniale è faccenda ancora più sottile. Kennedy scrive che la preghiera nel quadro di un’assemblea pubblica è “parte di un più ampio esercizio di riconoscimento civico” e lo scopo del gesto è quello di “riconoscere i leader religiosi e le istituzioni che rappresentano”, dunque non confligge con il divieto di un “establishment of religion”, semplicemente perché in fondo non si tratta di un fatto religioso, ma di un rituale civile dove fanno capolino termini religiosi o, per formula inversa, un’invocazione sacra inquadrabile nei termini dell’appartenenza civile. Il cemento che tiene insieme i due aspetti è la tradizione, ancorata nell’auctoritas incontestabile dei Padri fondatori. Kennedy ha risolto la disputa facendo virare la natura del gesto della preghiera verso lidi tradizionali e civili, in qualche modo scorporandola dal suo orizzonte sacro. Anche Elena Kagan, il giudice liberal che ha scritto l’opinione in dissenso, dice che i raduni legislativi non devono diventare “zone religion-free” – seguendo i termini della “laicità positiva” che fa da contraltare al modello della laïcité francese – ma si scontra con i conservatori perché sostiene che in questo spazio laico dovrebbero essere rappresentate tutte le religioni. Da una parte, dunque, i diritti individuali prevalgono sulla tradizione, dall’altra per affermare la legittimità del rituale a sfondo religioso occorre trasformarne la natura, riportandolo nei termini del “riconoscimento civico” e dell’usanza tradizionale. Thomas Jefferson aveva emendato dal Vangelo tutti i riferimenti soprannaturali per trattenere il puro insegnamento morale di Gesù, maestro de-divinizzato. La Corte suprema porta avanti la tradizione.
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